ANNO 2005 |
Colombo M. (a cura di), Educazione e mutamento. Valori, pratiche e attori in un’epoca di trasformazioni,Editore Bonanno, Acireale (CT) 2005, pp.290, Prezzo: euro 22
Le analisi sociologiche sviluppate negli ultimi anni mettono in luce che il cambiamento imposto ai luoghi dell’educazione,nonché il suo ritmo accelerato, sta esercitando notevoli tensioni sui valori, sulle pratiche e sui protagonisti dell'educazione, producendo incertezze ed ambiguità riguardo ai punti di riferimento per l'azione educativa e ai limiti/potenzialità dei contesti di apprendimento. La prospettiva della società della conoscenza, inoltre, condivisa da molti decision maker nel campo della formazione degli educatori,sembra tradursi, in tal senso, in una difficoltà generalizzata nel mettere insieme gli elementi costitutivi dei processi di istruzione e di formazione, ora diffusi tra una pluralità di agenzie di socializzazione, ora dispersi lungo i cicli di vita degli attori sociali.
La Sezione di Sociologia dell'educazione dell’AIS – Associazione Italiana di sociologia, attiva da decenni nella riflessione sui contesti sociali dell’educazione, ha richiamato iricercatori del settore intorno ad alcune questioni chiave relative al cambiamento oggi. Una serie di incontri seminariali, organizzati nel 2004, ha fatto da sfondo alla presentazione degli interventi presentati in questo volume. Le questioni in agenda, affrontate dai partecipanti, sono di carattere sia teorico, sia empirico, sia infine metodologico. Il volume raccoglie i contributi dei sociologi italiani impegnati attraverso indagini sul campo a “misurare” e “interpretare” il mutamento. Gli interventi sono suddivisi in tre sezioni, che corrispondono ai diversi campi di analisi proposti dal titolo del saggio (Valori, pratiche, attori dell’educazione).
Nel complesso, emergono problematiche diverse: innanzitutto la difficoltà a considerare i valori fondativi dell’educazione come modelli chiari e condivisi, a causa della pluralizzazione dei sistemi di senso e della contraddizione latente tra le filosofie ispiratrici e le prassi concrete, sia a livello strutturale sia a livello individuale. Inoltre, il lento diffondersi della cultura della valutazione come momento integrante dell’educazione e della sua legittimazione sociale, ancora una volta per la resistenza dei soggetti e la scarsità di indicatori affidabili che lasciano sempre “in ombra” settori importanti dell’esperienza educativa. Infine la crisi delle definizioni tradizionali dei ruoli scolastici e l’affannosa ricerca di nuove etichette, rappresentazioni, linguaggi per “comunicare” nel mondo dell’istruzione.
Se è vero che molti sono i problemi, numerose sono altresì le esperienze che tentano di risolverli; la lettura analitica svolta dai sociologi dell’educazione, per quanto non esaustiva, esplora possibilità e potenzialità, tanto nelle nuove teorie del soggetto, quanto nei nuovi strumenti di indagine che permettono una visione sempre meno settoriale e sempre più profonda. Si tratteggia, infatti, anche il “volto buono” della scuola oggi, quello fatto di capacità di adattamento; di volontà innovativa; di attitudine a conservare sempre, di fronte al mutamento, una certa indispensabile “eredità” per funzionare e perseguire i propri obiettivi soprattutto in considerazione del fatto che l’educazione è un bene pubblico e come tale sostiene l’idea di una cittadinanza universale. Valori, pratiche e attori dell’educazione si intrecciano e si definiscono reciprocamente sempre più nel loro farsi quotidiano e sempre meno nelle retoriche istituzionali: ne è una prova l’importanza assunta, nell’analisi sociologiche qui presentate, dalla dimensione informale dei contesti socio-educativi. Si fa avanti, con la crescita della cultura dell’autonomia e delle pratiche valutative, un processo di de-istituzionalizzazione che può avere conseguenze importanti – ma anche ambivalenti - sui soggetti e sui risultati della formazione. Scritti di: A.R. Calabrò, C. Catarsi, M. Colombo, C. Colucci, F. della Ratta-Rinaldi, C. de Francesco, G. Gasperoni, A.M. Maccarini, M. Piscopo, G. Ricotta, L. Speranza, P. Trivellato.
The current sociological analysis highlights that the change due to the globalization and the ongoing reform process is affecting hardly all educational places, as well as the actors involved in education and socialization, and their ordinary practices. One of the consequence is the increase of ambivalence and uncertainty, especially those referred to “reference points” in education (values, methods, e tc.) and the limits/potentials of the learning contexts.Even the knowledge based societal perspective shows that there is an increasing difficulty on putting together the various experiences, moment and subjects in education. The “Sociology of education” section of AIS – Italian Association of Sociology- has called its associates to go in depth on this subject, giving updated contribution on the central issues of current social change. From a series of seminars, carried out on 2003-2004, is drawn this review of essays, which are either theoretical or empirical and are divided in three sections: values, actors, practices. The social scenario painted by the Italian researchers is not only critical, but also positive. Facing the turbulence of changes, the traditional places of education (i.e. the schools) seem to maintain their configuration, their “good face”, with high adaptation capacity, their innovative push, their function of guarantee, even if a large process of de-institutionalization is occurring everywhere and the values of educational action lies more in the ordinary practice the people than in the bureaucratized rhetoric ofeducational system.
M. Colombo (a cura di), Riflessività e creatività nelle professioni educative. Una prospettiva internazionale, Vita e Pensiero, Milano 2005, un vol. di 240 pp., Prezzo: 17 euro.
Il tema della riflessività – intesa come capacità del pensiero di trarre conseguenze dall’oggetto del suo pensare – è al centro oggi di un ampio dibattito nelle scienze filosofiche e sociali, anche per la centralità assunta dalla dimensione culturale e simbolica nella vita quotidiana. Gli effetti individuali e sistemici di questa nuova consapevolezza si riflettono sui cosiddetti custodi della cultura, i lavoratori della conoscenza e i formatori/educatori, modificando le pratiche di acquisizione, elaborazione e trasmissione del sapere. Il nuovo “attore sociale della formazione” è un professionista riflessivo che adotta metodi, tecniche, approcci specifici per applicare la riflessività all’esperienza e al proprio pensare, trasformando radicalmente il suo rapporto con il cliente/utente della formazione che assume un significato di reciprocità e di scambio dinamico tra identità in costruzione; parallelamente, si trasforma il legame del professionista con le organizzazioni di cui fa parte, nel senso di un ampliamento dei margini di creatività nella scelta dei linguaggi da usare, dei codici interpretativi e delle regole d’uso. Il volume raccoglie contributi multidisciplinari (sociologia e pedagogia) che analizzano il profilo del professionista riflessivo nell’ambito educativo: docenti, educatori per l’infanzia, educatori professionali, formatori aziendali, coordinatori di risorse umane, valutatori della formazione, ecc. nella cornice storica dei cambiamenti attuali (globalizzazione, decentramento e riforma) in Italia e in tre paesi europei: Gran Bretagna, Belgio, Norvegia. Vengono illustrati anche strumenti “riflessivi e creativi” adottati in varie situazioni formative, come il portfolio delle competenze, la ricerca-azione, il report autobiografico, lo storytelling, il doppio circolo interpretativo.
Scritti di E. Besozzi, K. Bhosekar, L. Birkeland, G. Biraghi, P. Chambers, B. Clarke, M. Colombo, F. Consoli, K. Fowler, M.P. Mostarda, M. Oppici, H. Stroobants, A. Vergani
Nowadays reflexivity – as the capacity of mind to draw consequences from the object of its thinking - is a topic under discussion in several field of social sciences and philosophy. Various effects of reflexivity are now evident by the knowledge workers, particularly in the education/training field, where the reflexive habitus modifies all knowledge practices (learning, transmission, teaching, etc.). The new ‘social actor of education’ is a reflexive professional who applies the reflexive principle and its techniques to the lived experience and to its own thinking. As a consequence, it is changing the relation with clients, with the organization and with the knowledge itself, in term of more creativity in languages, codes, practices and results of education. This volume collects multidisciplinary essays (from sociology and pedagogy) focused on reflexivity-creativity within various reflexive professionals in education: teachers, child educators, adult educators, vocational trainers, co-ordinators of services, evaluators of educational programs, in Italy, UK, Norway and Belgium. Some tooles for creative reflective pratices in situation are designed: skills ‘portfolio’ for teachers, action reseach project, self reporting, storytelling, double-loop thinking.
Bertozzi Rita, Le politiche sociali per i minori stranieri non accompagnati. Pratiche e modelli locali in Italia, FrancoAngeli, Milano, 2005.
I minori stranieri non accompagnati rappresentano una recente caratterizzazione delle migrazioni minorili che attira molta attenzione a livello di politiche sociali e socio-educative. L’eterogeneità del fenomeno si intreccia con una forte dinamicità delle situazioni e con le trasformazioni che caratterizzano il modello attuale di welfare.
Il volume sviluppa la questione delle politiche sociali che in Europa e, in specifico, nel nostro Paese si stanno sviluppando relativamente a questo ambito.
L’analisi delle politiche sociali per i minori stranieri non accompagnati avviene a partire dagli esiti di una ricerca empirica condotta in sei città italiane: Torino, Milano, Modena, Roma, Napoli e Bari. Per ogni contesto, l’indagine ricostruisce la caratterizzazione del fenomeno, l’evoluzione delle politiche locali e gli ambiti e metodologie di intervento, con particolare attenzione agli attori coinvolti, al ruolo dell’Ente locale, all’esistenza o meno di coordinamenti, al tipo di approccio ai minori non accompagnati e al ruolo della formazione e del lavoro. Lo studio approfondisce gli esiti di scelte politiche diverse, identificando gli elementi di riuscita, di positività, di innovazione o di criticità che emergono dalle politiche attuate e delinea alcune linee di intervento perseguibili in prospettiva futura.
Umberto Vairetti, Isabella Medicina Le mani nella testa.Il rapporto tra sapere e fare nel lavoro e nella formazione Angeli, Milano 2005
I giovani che iniziano a lavorare faticano a riconoscere l’utilità dei propri studi. Dopo anni di lavoro, molte donne e uomini rischiano di
perdere l’occupazione. Come valorizzare il patrimonio individuale rappresentato
dalla formazione e dall’esperienza professionale?
E dal punto di vista dell’impresa e del sistema economico e sociale: come rendere più efficaci la formazione alla professione e i meccanismi
che regolano il passaggio dalla formazione al lavoro e da un
lavoro all’altro?
Occorre superare la consuetudine di etichettare in modo statico le
professioni e considerare ciò che le persone sanno fare, ciò che possono
scambiare sul mercato del lavoro, ciò che possono ancora arricchire
nel proprio percorso professionale. Identificare cioè in modo adeguato le competenze: come possiamo riconoscerle, classificarle,
usarle, valorizzarle anche quando sono applicate in un ambiente nuovo
e diverso.
Cosa consente di paragonare una prestazione resa a scuola o
all’università con quella richiesta da un particolare lavoro? Come pianificare
lo sviluppo professionale dei propri collaboratori per utilizzarne
al meglio le potenzialità? Come salvaguardare l’esperienza
professionale dei lavoratori quando devono riqualificarsi in attività diverse?
Questo libro propone uno strumento per leggere sia i processi di lavoro che i percorsi di formazione. Senza perdere di vista la specificità
delle diverse professioni, il modello competenze-processi permette
di riconoscere e trasferire più facilmente le competenze rendendole
davvero un patrimonio dell’individuo e un capitale per
l’impresa. Lavorando con imprese, università, centri di formazione e scuole, autonomie locali, associazioni di categoria gli autori hanno messo a punto una sorta di traduttore simultaneo per scambiare parole tra mondi diversi, per meglio rispondere alle aspettative e ai bisogni essenziali delle persone e delle imprese.
Besozzi E. ( a cura di),I progetti di educazione interculturale in Lombardia. Dal monitoraggio alle buone pratiche,Quaderni dell’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità – Fondazione ISMU, Milano, n.2/2005, un volume di pp. 308. Scritti di E. Besozzi, M. Colombo, C. Ottaviano, M.G. Santagati, C. Cavagnini, L. Mentasti, M. Travagliati, P. Lanzetti, S. Cantù, C. Bargellini, M. Clementi, G. Lessana, N. Storti.
Nella regione che accoglie circa ¼ degli alunni stranieri presenti in Italia, numerosissime sono oramai le iniziative che rispondono ai bisogni di integrazione scolastica e sensibilizzano il mondo della scuola alle tematiche dell’intercultura. L’Osservatorio regionale insieme alla Fondazione ISMU da anni raccolgono questo patrimonio di esperienze in una banca dati fruibile al pubblico, allo scopo di promuovere negli attori della formazione una seria riflessione sulle radici dell’intercultura e sul suo potenziale di trasformazione della realtà scolastica e sociale, non solo degli immigrati di seconda generazione, ma di tutta la popolazione. Un’analisi quantitativa delle iniziative realizzate sul territorio permette di inquadrare le caratteristiche più frequenti degli interventi di educazione interculturale fuori e dentro la scuola. Un’analisi qualitativa di 6 progetti significativi (a Milano, Brescia, Bergamo, Mantova e Lodi) offre lo spunto per verificare quali trasformazioni sono avvenute nelle specifiche realtà scolastiche in seguito allo sviluppo di progetti mirati: i temi toccati da tali attività sono quelli dell’accoglienza, della valorizzazione delle lingue di origine, della continuità verticale fra le scuole, della intercultura come area del curricolo, la multimedialità e l’inserimento degli alunni nomadi. Per ogni progetto vengono analizzati i risultati sul piano formativo, le modificazioni organizzative, i prodotti realizzati, le relazioni interetniche suscitate dalle esperienze di condivisione, lo sviluppo delle professionalità in campo. Un capitolo a parte è dedicato ai bisogni degli insegnanti rilevati attraverso le esperienze pluriennali di formazione e sostegno alla programmazione promosse dal Settore scuola della Fondazione ISMU.